lunedì 20 febbraio 2012
Dio è troppo vecchio.
Pare che le cose dopo un po' debbano avere per forza un senso. Chi ce l'ha insegnato, io ancora non l'ho capito, ma doveva essere uno stronzo. E' che ultimamente ho avuto poco tempo anche per la musica, figuriamoci per il resto. Io vorrei tanto sapere più cose, ma mi rendo conto che poi non faccio altro che riempirmi di nozioni che, in fondo, non mi aiutano per niente a vivere. Continuo a inerziare con lo spirito di chi lo fa consapevolemente, ma la consapevolezza è soltanto un'illusione, una stupida velleità di cui ci forgiamo solo perché così è più semplice fare colpo. Sii sicuro di te stesso e conquisterai il mondo. Può pure darsi che sia vero, ma Gesù Cristo, quanto è triste. Non facciamo altro che passare il tempo a cercare di convincere gli altri, come se la relazionalità sia lo scopo della vita. Ma a noi questo chi ce l'ha detto? Chi ci ha convinti che questa sia la convinzione? Solo lui è il vero Dio. Solo lui ha capito che il metaconvincimento è la chiave. E io sono arrivata troppo tardi su questa Terra per decidere perché e per come. Sono solo una povera illusa che crede di capire. Sono solo un dannato binario di una stazione in cui è sempre la dirigenza a decidere che direzione debba prendere. Quando nevica, io non ho capacità decisionali. Siamo solo dei piccoli, inutili e convinti possessori di una semicoscienza, che comunque sia, non ci salverà.
lunedì 30 gennaio 2012
Qualcosa.
Qualcosa del genere mi era successa solo un paio di anni fa. Nella mia monotonia mi ero dimenticata di cosa significasse. E' che la routine è bella proprio perché ti fa meravigliare delle cose insignificanti. Uno molto più saggio di me disse che il Re d'Inghilterra non avrebbe potuto sognare altro se non quello che già era diventato. Che vita triste quella senza ricerca. Ma che vita difficile quella con. E' che le situazioni ti si ripropongono nella vita con quella dannata faccia tosta di spacciarsi per novità. A quel punto, non puoi fare altro che seguire il copione. E, per tua natura, cercherai di cambiarlo, rendendo il tutto migliore o peggiore, in base a uno strano processo di azione e reazione, che, alla faccia delle leggi fisiche, non risponderà mai allo stesso modo. Lasciate ogni piano, oh voi ch'entrate. Progettare è tempo perso. E' sogno fugace. Tanto la sveglia suona comunque, che tu l'abbia realizzato o meno, non importa. La forza della gente, perciò, non sta in quella del sogno, quanto in quella del riuscire, poi, a dormire di nuovo. Consapevoli del risveglio.
lunedì 23 gennaio 2012
Un bicchiere di vino con un panino.
Il mio dolore è così evanescente da non riuscire neanche ad incanalarlo. Il dannato foglio bianco. E' qui. E' sempre. Parliamo del niente il più delle volte che apriamo la bocca. Diamo aria ai nostri denti piombati in attesa che ci cadano, diamo spazio a paranoie fondate sul nulla con il risultato che diamo inizio a guerre invisibili. La guerra congelata. Siamo gli americani e i sovietici del duemila, mischiati. Perché tanto il bene e il male non si sa mai da che parte stanno. Le nostre decadi cacofoniche ci hanno ridotti a uno stato insulso, inutile, instabile. Ci lasciamo comandare da ormoni e da altri noi che siamo sempre noi solo che nella versione per tutti. Siamo delle stupide Barbie in stupidi scaffali della Rinascente. Ma non rinasce proprio niente. Bulimici nei pensieri, anoressici nei contenuti, siamo schiavi delle malattie inventate del nuovo millennio. Costantemente alla ricerca, ci disperiamo per le utopie e ci adorniamo di realismo, fino a quando le due cose coincidono e siamo fregati. Indiana Jones degli anni zero, pieni di prodotti in serie di cui facciamo finte collezioni nascoste per non essere tacciati di materialismo. Burattini nel Paese dei Balocchi, crediamo di capire complicandoci notevolmente la vita, perché tanto poi non ci capiamo niente e forse, in fondo, ne siamo consapevoli. Facciamo di tutto per essere tristi. Altro che la ricerca della felicità. E' che proprio non ce la possiamo fare. Non a trovarla, eh. Solo a provarci.
lunedì 16 gennaio 2012
Australia boreale.
Non scherziamo. Chi ci crediamo di essere nelle nostre sporche lenzuola di rimmel rosso poco edificante? Vorrei che il bianco prendesse il sopravvento, non ne posso più dei non colori. Perchè non si ribella? Chi ha parlato di arresa? Del rosso delle mie battaglie non è rimasto che il mio viso stanco. Maledetti maestri di vita. Sono una dannata povera illusa che non fa altro che scavare, scavare e scavare, con il risultato che, poi, arrivo dall'altra parte. Nel mio mondo alla rovescia, le cose hanno un senso anche quando non ce l'hanno. In inverno fa caldo e agosto è il mese più freddo dell'anno. Dico una cosa per esprimere l'opposto, parlo sempre a vanvera. E questo mi fa pensare che, poi, il mondo al contrario non sia così distante da quello normale. Chè neanche lì, le cose sono così diverse. Io parlo a vanvera sempre. E, ora, che ti prendi possesso di me, sappi che non sono ammaestrabile, che non c'è da fidarsi perchè chi nasce tondo non muore quadrato neanche se ti danno la cittadinanza onoraria dall'altra parte. Chi diavolo ci crediamo di essere nelle nostre notti appassite? Siamo solo chiacchiere e distintivo, perchè ci distinguiamo come nei migliori film di Hollywood che a me neanche piacciono. Mi sto aggrappando, mi sto dannatamente aggrappando. Non è colpa mia. E' che anche le leggi della fisica sono al contrario e se voglio rimanere a terra non ho molte alternative, se non quella di riempirmi l'animo di sassi.
giovedì 12 gennaio 2012
Ontologie immanenti.
Sono la Madonna con le velleità di Maria Maddalena. Un'illusa puttana. Una santa incompresa. Una speranzosa redenta. Una fedele malvista.
Dovresti credermi.
Sono una rosa. Le spine sono la mia corona. I petali, la mia aureola. Lo stelo, la mia sottile e viva fede. Le foglie, le mie qualità deprecabili.
Dovresti prenderti cura di me.
martedì 13 dicembre 2011
Amerigo.
Nel nostro universo c'è sempre la nebbia. La rarefazione. La brina. Granelli. Il nostro universo è fatto di piccole cose. Xenia e Apophoreta. Nel nostro universo c'è sempre la nebbia. Confondimi. Confondiamoci.
Ci scivoleremo addosso come fossimo gocce di un lago esausto. Non ci renderemo conto di essere linfa appiccicosa. E io sono un vaso e tu un'arteria. Conteniamoci. Non dovremmo mai rischiare di bruciare le nostre carte, ognuno di noi ha assi nella manica e usarli è penalmente rilevante. Ai sensi del nostro codice morale non ci sono articoli che tengano. Disarticoliamoci. Decodifichiamoci. Decriptiamoci. Destabilizziamoci. Decantiamoci. Il codice binario delle nostre giovani menti complesse creerà una nuova dimensione. Vivremo vite in 5D perchè il circostante è così riduttivo quando sai che sei al minimo dello sfruttamento di te stesso. Ritorneremo all'essenza per ricostruirci senza contraddizioni, userò i regoli per contare nella mia esistenza. I colori a cera mi lasceranno sulle mani quella strana sensazione di aver consumato gli strumenti a disposizione e sarò felice di ricordarmi di averlo fatto perchè davanti avrò un foglio finito. E poi continuerò a colorare e colorare e colorare finchè tutto non tornerà bianco. A quel punto, tutto avrà un senso e io non avrò paura di tagliarmi grazie alle punte arrotondate degli spigoli. Non mi farò male durante la ricreazione. E' tutto così elementare se l'unico scopo della giornata diventa una giostra. Saliamo. Salpiamo. I più grandi viaggiatori hanno scoperto interi continenti. Circumnavighiamoci.
Io imparerò ad arrivare dove sei tu, cuore di tenebra.
lunedì 12 dicembre 2011
Sussidiario.
La tua lingua è il mio liceo. Piove, governo ladro e Cesare dice più o meno quello che io mi ricordo che dica. E tu mi metti in discussione. E io ci credo. La tua lingua è la mia scuola. Metto da parte le mie convinzioni per il semplice gusto di ascoltare. Io non imparo mai niente a memoria, quella è troppo impressionata dai miei vizi, che poi sono anche i tuoi e non ci si può fare affidamento sulle cattive abitudini. Le mie citazioni troppo subdole riflettono il mio modo di essere. Non voglio che vengano colte. Non voglio che venga colto niente. Non ho intenzione di essere sradicata, mi trovo troppo bene nei miei panni. Ho solo bisogno di qualcuno che mi controlli. E' che ci rifletto troppo sulle parole, così tendo a dirne poche. E le uniche speculazioni di cui ho bisogno sono le mie. Mi autocito per parlare a parole mie. Parlo da sola per autoconvincermi. Guidare è la cosa che più mi annoia fare. Paradossi linguistico esistenziali, per intenderci. Preferirei stirare le tue mille camicie. Così, per poterlo saper scrivere. Abbiamo modi diversi. Abbiamo mondi diversi. E' esattamente quello che cerco. Sapevo le stesse cose di te, ma le ho sempre sapute meglio. Il contrattualismo logora. Mi logora. E' che odio le differenze con il contraente debole. E io non lo sono mai stata. Produci, consuma, crepa. Crepa.
Il pubblicismo, la sovraesposizione, l'appalto. Sono in asta. Sono un'asta. Mi vendo al miglior offerente a condizioni di massimo merito. Il vostro. Chi offre di più? Cento, cento, cento. Ok, il prezzo è giusto. Quasi. Fermiamo la dannata lancetta. E' che le copule mi affascinano perchè sono semplice, in fondo. Perchè sono semplici, in fondo. Le associazioni mentali mi rendono interessante, ma la mia è semplicemente una continua ricerca. La razionalizzazione della cosa. L'analisi, la matematica, le curve. Parabole di religiosa memoria tirate alle lunghe. Ci sono formae mentis da cui non si prescinde.
Io da grande avrei dovuto fare l'ingegnere.
Ora, mi farei una marea di pippe in meno.
Essere donna mi salva la reputazione.
O forse me la distrugge.
Alea iacta est.
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